
Missione
Il mondo affettivo che vive dentro ognuno di noi presenta una grande complessità di storie, esperienze e relazioni. E' un mondo complesso, complesso quanto la realtà condivisa in cui siamo immersi!
Al centro, tra il mondo interno ed esterno c'è ognuno di noi, ad affrontare le richieste provenienti da entrambe le realtà, per mantenere un equilibrio che ci possa permettere di vivere con pienezza la nostra vita e le nostre relazioni.
L' IO, come il corpo di una farfalla, per portare avanti il suo volo ha bisogno di gestire entrambi i mondi, saper muovere con coerenza entrambi le ali.
Ma se le richieste necessarie per stare bene, attivano nel mondo interiore una conflittualità emotiva, ci si ritrova a dover fare i conti con la paura (l'ansia). Ad attivare le richieste possono essere elementi interni (bisogni, desideri, obiettivi) o esterni (che in quanto attivatori conflittuali diventano stimoli ansiogeni).
In base alla nostra storia personale ci si ritrova a gestire quella paura ed i suoi stimoli con gli strumenti che si hanno a disposizione. Quegli strumenti possono proteggerci dall'ansia, ma costruire comportamenti per non sentire l'ansia, in può allontanare dalla soddisfazione di bisogni umani profondi, dalla propria realizzazione personale, dai piaceri dell'esistenza.
In un certo senso si costruiscono strutture di comportamenti che ci definiscono (carattere), ma che più che rappresentare la nostra reale essenza, rappresentano il modo in cui continuiamo a proteggerci dai traumi dell'attaccamento che ancora spaventano, eventi traumatici non più presenti nella realtà esterna condivisa ma vivi ancora nel proprio inconscio.
Queste strutture difensive possono essere invalidanti e dolorose, auto-sabotanti, deprimenti, alienanti e costruire una vasta fetta di sintomi psicologici e fisiologici.
Immagina un cavallo, nella stalla in cui è nato. Durante la costruzione della casetta, per una disattenzione di un operaio un chiodo cade e resta sul pavimento. Nel poggiare la zampa il cavallo sente il dolore, lo ripoggia e ancora dolore. Impara con il tempo a tenere la zampa alzata per evitare la spiacevole sensazione. Libero, una volta fuori dalla stalla, il cavallo inizia a correre e senza che ci rifletta non si rende conto di stare correndo ormai con sole tre zampe. Così, l'evitamento per paura, di antichi dolori oramai appartenenti al passato, possono continuare a condizionare la pienezza del vivere presente.
Affrontare quelle paure, guardare negli occhi quelle emozioni complesse e conflittuali attraversando la propria struttura caratteriale, è l'obiettivo di una psicoterapia davvero efficiente.
Lasciare che il passato appartenga al passato, che diventi solo la narrazione della nostra storia, è la conseguenza delle esperienze emotive correttive esperite in una relazione terapeutica.


Dott. Andrea Caso
Psicologo e Psicoterapeuta
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